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La Grande Guerra

 

Il ricordo di papà Valentino è sfumato: il genitore è lontano da così tanto tempo che, per un bambino, non fa molta differenza se sia morto o vivo. Mamma Emilia da mesi è vestita di nero, ma l’impegno quotidiano non le permette di pensare troppo. Bisogna reagire.

Alle ore 11 del 28 luglio 1914 l’Austria consegna alla Serbia la dichiarazione di guerra. E’ l’inizio di un conflitto che coinvolgerà tutto il mondo, ma ancora a Savorgnano non lo avvertono. La vita continua normalmente, come prima di un terremoto. Lo stesso accade pochi giorni dopo quando, su fronti molto lontani, comincia il concerto delle armi. Eppure la guerra per il Friuli è tutt’altro che “lontana”.

1917 non c’è scuola per Riccardo, appena conclusa la battaglia, se ne va di nuovo in giro a caccia di qualcosa di utile per la famiglia. Sull’argine del fiume vede spuntare un paio di scarponi, si avvicina di soppiatto, li afferra e tira. Sono attaccati a un paio di gambe! Il cadavere di un soldato. “Italiano o austriaco non saprei dirlo, non guardai neppure la divisa, mi feci forza, slacciai le stringhe e gli sfilai gli scarponi. Di certo a casa avrebbero potuto scambiarli con qualcosa da mangiare. Non c’era tanto da pensare”. Quel giorno del novembre 1917, quattro anni dopo la scomparsa del padre, Riccardo Cassin capisce davvero che cosa sia la morte. Per questo bambino di quasi nove anni, non sarà l’unico caso in cui la guerra darà da mangiare alla sua famiglia. Anche nei giorni succesivi continuerà la sua raccolta: giberne, razioni, tascapane, cinturoni fino alla fine del conflitto.

 
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