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Il trasferimento a Lecco

 

Nell’attesa di cominciare il nuovo anno scolastico Riccardo va quasi ogni giorno, come tutte le estati, al fiume a fare il bagno. In bicicletta, non è lontano. Ancora si trovano reperti della guerra, ma ora si raccolgono per curiosità, non per necessità.

Un giorno va in bicicletta fino a Salice per vedere dappresso il Monte Cavallo  e il Nevegal, un altro a San Daniele per rimirare le cime della Carnia. Non è una scalata, ma nel cuore di questo ragazzo è scattata la molla. Riccardo studia anche i due anni successivi, fa la prima e la seconda avviamento. Gioca a calcio e corre, mezzofondo e fondo. Poi è ora di cominciare a guadagnare qualcosa. Mamma Emilia e i suoi familiari gli hanno già concesso un’istruzione superiore alla media. Impara a fare il fabbro e il falegname.

E’ la tarda primavera del 1926 quando Riccardo prende il treno a San Vito direzione Lecco. Ha diciassette anni, alla stazione saluta madre e sorella, promettendo che, appena arriva un impiego economicamente valido, si farà raggiungere da loro. A Lecco c’è un lago che gli strappa un sorriso: a Savorgnano di laghi ne avevano due, ma il termine forse era un po’ esagerato al confronto di quello che gli si apre davanti agli occhi. E soprattutto, la città è dominata da montagne: il Resegone, la Grignetta con i suoi baluardi Coltignone, Medale, San Martino, il Moregallo e il Barro appena al di là del lago e dell’Adda.Ma prima di tutto bisogna trovare lavoro. “Ero apprendista fabbro, ma la fabbrica che mi avrebbe assunto, la Possenti, che faceva macchine per insaccati, era in costruzione alla Galandra. Così per quasi due anni feci il bocia di muratore nella ditta che stava costruendola.

La prima domenica Emilio Possenti, uno dei tre fratelli soci della ditta, porta Riccardo in gita al Resegone. E’ il primo contatto con la montagna. Con tanto entusiasmo, poca attrezzatura e un sacco di pane già divorato prima di arrivare in vetta. Ma, oltre alla montagna c’è un altro sport che affascina e impegna il giovane emigrato: il pugilato. E’ facile fare dell’ironia sul fatto che Riccardo Cassin si iscrive alla Palestra Pugilistica del Dopolavoro Nuova Italia. Combatterà fino al 1929 sostenendo una cinquantina di incontri di cui due terzi vinti. Riccardo non ricorda più quale fu l’avversario dell’ultimo incontro. “So solo” racconta “che ormai andavo in montagna ogni domenica, l’alpinismo necessita di qualità molto diverse da quelle del pugile. Le gambe erano diventate più forti, ma avevano perso in agilità; mi resi conto che ero meno mobile sul ring, quindi… ne prendevo di più. Ma il verdetto definitivo lo ebbi a Genova, finii ko. Capii che dovevo scegliere.

Grigna MeridionaleE’ l’addio al ring nel 1929 e il ritorno alla sua prima società sportiva. Con gli amici con cui aveva cominciato ad arrampicare fonda infatti, presso la Nuova Italia di San Giovanni, il Gruppo Rocciatori. Ogni membro versa 5 lire al mese per acquistare corde e moschettoni, il materiale comune. Un paio di scarponi costa 75 lire. La boxe perdeva un pugile decoroso, ma come ce n’erano tanti. L’alpinismo guadagnava una leggenda.

 

 
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