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Le sue Onoreficenze

 

Il rapporto di Cassin con le onoreficenze è molto curioso. Ovviamente le ha sempre gradite, ma non ne ha mai fatto una malattia. E non per una questione d’abitudine. Riccardo ha ricevuto quattro medaglie d’oro al valore atletico dal CONI, le varie onoreficenze della Repubblica,  da Cavaliere fino a Cavaliere di Gran Croce, e la Croce al Valor Militare per la guerra partigiana, è stato nominato membro onorario di molti Club Alpini stranieri oltre che naturalmente del CAI. Però, di certo, non ha mai inseguito un obbiettivo pensando di ottenere, poi, un qualsiasi attestato.

Il colmo lo raggiunse nell’estate del 1938. Con Ugo Tizzoni e Ginetto Esposito stava tornando in treno a Lecco, reduce della prima ascensione assoluta allo Sperone Walker. Che Lecco stesse preparando grandi festeggiamenti agli “eroi” era piuttosto prevedibile. Non per il terzetto che entra sul treno, in mezzo agli zaini e alle biciclette servite a giungere a Courmayeur da Prè St. Didier, capolinea della ferrovia. Ginetto si affaccia al finestrino mentre il treno era in stazione e dice: “C’è la banda sulla banchina. E un sacco di gente”. “Starà arrivando qualche pezzo grosso” commenta Riccardo. “Sarà meglio scendere dall’altra parte”. Quando il treno si ferma, la banda attacca la Marcia Reale, ma dei tre festeggiati non c’è traccia. Li vedono alcuni ferrovieri mentre se ne stavano andando sul lato opposto per non disturbare la cerimonia. Chiarito l’equivoco si godono il meritato trionfo che i concittadini gli avevano preparato. Ma più di qualunque cerimonia ufficiale, sono alcuni gesti della gente comune che testimoniano la stima per l’uomo e per l’alpinista.

Vogliamo raccontare un solo episodio, emblematico e che vale, a parer nostro, più di qualunque medaglia. Luglio 1987. In occasione dei cinquant’anni della prima ascensione alla Nord-Est del Pizzo Badile, Cassin decide di ripetere la sua via. Sono con lui i “ragni” Mariolino Conti, Floriano Castelnuovo, Daniele Bianchi e il “gamma” Danilo Valsecchi. Due macchine raggiungono la frontiera svizzera a Castasegna. Nella prima, la nostra, ci sono Riccardo e Mariolino. Nel baule, gli zaini rendono inequivocabili il motivo del viaggio: arrampicare. Un giovane doganiere prende i documenti e li controlla con zelo. Un ufficiale guarda all’interno dell’auto: il suo volto s’illumina in un sorriso. Si avvicina al milite, gli toglie garbatamente di mano il documento, gira dall’altro lato della vettura e riconscega la carta d’identità a Riccardo. “Signor Riccardo”, dice in italiano con una forte cadenza tedesca piegato verso il finestrino “io sono un mediocre alpinista, ma so tutto su queste montagne. So cosa successe sul Badile cinquantanni fa e credo di aver capito dove lei sta andando: sulla Sua Parete. In bocca al lupo!” Scuote per un attimo la testa su e giù in un gesto affermativo, come volesse sottolineare la sua ammirazione per un uomo che tenta una simile ascensione a più di settantotto anni, poi sposta indietro e lateralmente la gamba destra, la sinistra la raggiunge, i tacchi si uniscono. E’ sull’attenti, la mano scatta alla visiera per un perfetto saluto militare. Un gesto così solenne e spontaneo non l’abbiamo più visto.

 
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