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Il viaggio sulle Orobie si è concluso

La Fondazione Riccardo Cassin informa:

 

 

Gli undici  protagonisti dell’iniziativa  - organizzata dal mensile Orobie in collaborazione con il Cai di Bergamo nell’anno del 150mo del sodalizio a livello nazionale e del 140mo della locale sezione - hanno completato domenica 14 luglio l’ultima tappa, scendendo a Fiumenero in Valle Seriana dal rifugio Baroni al Brunone, dopo aver toccato il rifugio Alpe Corte, il Laghi Gemelli e il Fratelli Calvi.

In mattinata alle ore 7.30, proprio per celebrare la duplice ricorrenza del Cai, alcuni “viaggiatori” erano saliti in cordata sul Redorta che con i suoi 3.038 metri rappresenta la seconda cima delle Alpi bergamasche in concomitanza con l’ascensione di altre cinque vette orobiche, con la partecipazione delle Sezioni e Sottosezioni bergamasche CAI: pizzo Coca 3025m, monte Gleno 2882m, Corno Stella 2621m, pizzo del Diavolo di Tenda 2916m e la Presolana 2521m ‘regina delle Orobie’.

“La concomitanza di questo evento celebrativo con l’iniziativa promossa lungo il Sentiero delle Orobie - ha commentato il presidente dell’Unione bergamasca Cai Paolo Valoti che dopo aver guidato la “spedizione” ha salito il Redorta - è davvero felice. Dai 3.038 metri della seconda montagna bergamasca ho ripensato a questi giorni speciali lungo il Sentiero delle Orobie di cui il Cai è stato il principale promotore ormai sessant’anni fa. Una bella esperienza che mi rende ancora più grato per lo straordinario lavoro di volontariato affrontato dai soci in tutti questi decenni al fine di valorizzare e promuovere un grande e unico patrimonio naturalistico, di rifugi e cultura di montagna” 

A lui - ma anche a Orobie naturalmente – sono grati invece tutti gli altri compagni del viaggio oltre al suonatore di corno Martin Mayes, l’alpinista Mario Curnis, il giovane collega Paolo Grisa, lo scrittore Ruggero Meles, l’artista Silvio Combi, lo chef Michele Sana, la regista Paola Nessi, l’alpinista Marta Cassin, nipote del grande Riccardo e il fotografo Matteo Zanga.

Tutto infatti, grazie anche e soprattutto al suo coordinamento, è filato liscio e la “gita” - che prevedeva interventi e occasioni di dibattito lungo il percorso e in particolare nei rifugi - si è rivelata una bella avventura anche sul piano umano e delle amicizie, e dell’accoglienza di qualità dei Rifugisti tenaci sentinelle e ambasciatori della montagna: “Spero e credo - ha commentato Mario Curnis - che questa iniziativa possa contribuire a promuovere la frequentazione della montagna in tutte le sue declinazioni e, in particolare, tra le nuove generazioni; per questo mi auguro che venga riproposta così com’è nelle intenzioni di quanti l’hanno organizzata”.

 
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