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Spigolo Sud-Est della Torre Trieste

A mezzogiorno di ferragosto Cassin e Vittorio Ratti si trovano alla cengia dove la parete inizia. Nel primo tratto la roccia si presenta salda ma dopo una strapiombante fessura la roccia diventa friabilissima e la progressione raggiunge il massimo delle difficoltà: è una prova di nervi oltre che di capacità. La parete è fatta di stratificazioni con cenge a terrazzino o a righe appena segnate che fasciano tutta la Torre.

“Prosperosi mughi serviranno per il nostro primo bivacco. Al mattino riprendiamo ad arrampicare superando una stretta fenditura interrotta da un tetto.” Seguono numerose e strapiombanti fessure fino al termine della giornata. La ripresa, al mattino seguente, comporta il superamento di un tetto, poi in verticale lungo un’esilissima fessura fino ad un piccolissimo terrazzino. Continuando ancora con il superamento di un altro tetto, una fessura di una decina di metri, ed una piattaforma.

“Lotto con una fessura che strapiomba in un vuoto pauroso che pare infinito, ma sento e so che la cima è vicinissima. Infatti dopo aver risalito un camino, alle tre del pomeriggio ci abbracciamo in vetta”.

 
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