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Parete Nord della Cima Ovest di Lavaredo

Ventisette cordate tutte respinte dai terribili strapiombi e nessuno è riuscito a raggiungere l’altezza del traversone, il quale presenta difficoltà maggiori. Cassin e Vittorio Ratti con due corde da cinquanta metri, una staffa a nodi e circa trentacinque chiodi, moschettoni e martelli attaccano la parete. L’arrampicata inizia in una fessura superficiale seguita da  una cengia che porta ad un camino. Le difficoltà fin qui sono sempre ben sostenute fino a raggiungere uno strapiombo a forma di tetto.

“Una traversata molto esposta ci porta a una fessura strapiombante lunga dieci metri circa. Ora dobbiamo superare trenta metri di parete liscia, ostile e senza appigli.” Le difficoltà incontrate per raggiungere il limite toccato da Comici si annullano al confronto dei successivi quaranta metri. “Provo, riprovo, volo e risalgo per ben tre volte ma alla fine la mia testardaggine vince e finalmente riesco a mettere il chiodo. Progredisco su roccia, che offre costantemente forti difficoltà, minori di quelle del passaggio superato. Giungo ad un terrazzino stretto ma leggermente inclinato dove passiamo la prima notte.”

Al mattino attaccano il traversone. La parete è spietata e lo sforzo è enorme, dopo sei ore raggiungono la fine di questa prima parte. “Ratti mi segue e questo significa che indietro non torneremo più”. Superato il traversone, segue poi un passaggio che deve essere risolto con un pendolo, passati alcuni strapiombi si giunge a una piccola nicchia che fungerà da bivacco per la seconda notte. All’alba si preannuncia un’alta giornata grigia. “Siamo nel grande colatoio che parte diritto dalla cima. Procediamo nell’ultimo tratto ora uscendo ora rientrando nel colatoio e alle tre del pomeriggio siamo in vetta!”

La permanenza in parete si è protratta per 60 ore, delle quali 27 in arrampicata effettiva con l’impiego di 60 chiodi, di cui 25 lasciati in parete.

 
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