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Parete Nord-Est del Pizzo Badile

Mercoledì 14 luglio 1937 con Gino Esposito e Vittorio Ratti Cassin decide di attaccare, partenza alle 8. Questa gigantesca muraglia si divide in tre parti: il primo è costituito da lastroni inclinati, ripidissimi; la parte media ha un nero colatoio battuto spesso da scariche; la terza parte è solcata da lunghi camini e colatoi paralleli. La formazione ha questo ordine: Cassin - Esposito - Ratti.

La prima giornata in parete risulta soddisfacente per il buon lavoro compiuto. Il bivacco in parete è condiviso con i comaschi che si uniranno alla cordata di Cassin la mattina successiva. Il procedere, malgrado la pesantezza della nuova formazione, è abbastanza spedito. Le difficoltà sono elevate e non lasciano momenti di tregua.

“Proseguiamo ancora per una trentina di metri e alle 21 siamo su un pianerottolo che si presenta per passare la notte”. Appena sistemati per il nuovo bivacco, si scatena un violento temporale. Verso le 24 un forte vento da Nord spazza le nubi  e ritorna il  sereno. “Con il  sorgere del sole  ci  riscaldiamo  un pò e riprendiamo la salita”. Dopo circa due ore Molteni e Valsecchi danno segni palesi di esaurimento. A  mezzogiorno ricomincia la pioggia che si trasforma in grandine e presto in neve. I comaschi moralmente e fisicamente non esistono più: la lotta con la parete e con gli elementi naturali così ostili lì ha completamente afflosciati. Nevica sempre e la visibilità è ridotta a un metro.

“Sentiamo che la meta sta per essere raggiunta, ci sembra che lassù ci sia la salvezza”. Verso le sedici la parete è vinta, la lotta però non è ancora finita. La tormenta infuria più violenta e la neve caduta rende tutto  uniforme. “Non riusciamo più  a orientarci per raggiungere il rifugio Gianetti. I comaschi più pratici della zona non possono e non riescono in quelle condizioni a darci alcun ragguaglio. Intanto si fà notte. Facciamo tutto il possibile per tenere lontana la morte che è in agguato...ma invano... All’alba il cielo è terso...arrivati alla Gianetti comunichiamo la penosa notizia e ci buttiamo sfiniti sulle cuccette: siamo rimasti cinquantadue ore sulla parete, scalando per trentaquattro e per dodici la tormenta ci ha flagellato senza sosta.”

 
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