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Parete Nord della Punta Walzer

Il mattino del 4 agosto Cassin - Esposito - Tizzoni lasciano il rifugio Leschaux e iniziano così la nuova avventura.

“Procedo con molta cautela e supero un piccolo strapiombo: raggiungo poi la fessura nella quale mi incastro col braccio e la gamba destra e, facendo pressione con la gamba e il braccio sinistro, avanzo per una decina di metri per aderenza, strisciando come un rettile. Sta per imbrunire e, data l’ora, consideriamo più logico e prudente fermarci. Siamo contonti della nostra progressione poiché ci siamo alzati di circa 450 metri e siamo a quota 3350.

” Al mattino bisogna superare il gigantesco diedro con i suoi difficili strapiombi, il piccolo tetto che ferma il passaggio superabile facendo piramide. Superato il grande diedro si deve lavorare su ghiaccio durissimo e ripido. Ma ecco un altro ostacolo di tutta considerazione, costituito da un enorme tetto. Grande è la mia soddisfazione nel vedere che l’enorme tetto che ci ha costretto a deviare a destra, sta sotto di me, aggirato. Dalla vetta però ci separano ancora almeno 500 metri e non riusciamo certo a percorrerli prima di sera. Sono già le 17.30: il secondo bivacco perciò avverrà in piena parete.

“Per istinto sentiamo ormai la vetta vicina anche se non la vediamo ancora: tre giorni di permanenza e di dura lotta in parete non ci hanno stancato e con lena proseguiamo diritto per le rocce sconnesse e malsicure”.

In piena tormenta, verso le tre del pomeriggio di sabato 6 agosto, la cima della Walker è vinta! Ci sono volute ottantadue ore sulla montagna, da rifugio a rifugio, di cui trentacinque di arrampicata effettiva, 50 chiodi dei quali la metà sono rimasti in parete, 2 corde di canapa da 10 mm, ed 1 cordino da 6 mm. Tutti di 50 m.

 
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