Gasherbrum IV

270 casse per il materiale da 20/25 chilogrammi l’una, altre più voluminose per i vestiti, in meno di cinquanta giorni, il 10 aprile tutto è pronto a Genova per la partenza di direzione Karachi. Il   30   aprile  partono  via  mare  i  membri  della  spedizione:  Walter  Bonatti,  Carlo  Mauri,  Toni  Gobbi,  Bepi  De Francesch, Giuseppe Oberto e Donato Zeni. Fosco Maraini e Cassin si riuniranno al gruppo il 10 maggio.

A mezzogiorno del 30 maggio sono 450  le persone che si stanno muovendo fra portatori ordinari, 15 di alta quota, 1 poliziotto, 1 cuoco, il capitano Dar e gli alpinisti. Per molte ore la marcia prosegue in un deserto di sassi e dune sabbiose, l’intera carovana serpeggia lungo un sentiero che in alcuni punti passa sotto pareti rosse. “Raggiungiamo Asole il mattino del 4 giugno, liquido i portatori che non vogliono recarsi al Baltoro e quelli che non possono venire perché non hanno scarpe”. “Dopo aver raggiunto e superato il parco Askole-Korophon, dobbiamo attraversare il Dumordu, affluente di destra, che nasce dal gruppo dei ghiacciai Panmah”. L’itinerario poi continua alquanto monotono sino a Payù, dove la terra che frana dalla montagna presenta bianche incrostazioni. “Ci arrampichiamo sulle prime morene del Bartolo: la marcia è faticosa e con qualche passaggio difficile, soprattutto per i portatori che sono carichi”. Da Lìligo la marcia prosegue per Urdukas continuando poi verso il Circolo Concordia. Iniziano le difficoltà per tutti causate dalla neve sempre più alta e molle. Appena sorpassata la spalla del Crystal, si intravede il K2 splendente nella luce limpida del cielo, il Broad Peak e l’elegante ed imponente Gasherbrum IV che ormai domina gli occhi e i pensieri di tutta la spedizione.

Il 23 giugno tutti i componenti raggiungono il Campo Base, il primo scaglione era giunto il giorno 17. Nei giorni successivi verranno piazzati i successivi due campi. L’uscita dalla seraccata presenta consistenti difficoltà per la quantità di neve fresca e le valanghe minacciano un po’ tutto il percorso, ma i campi vanno approvvigionati e bisogna portare i rifornimenti dai campi inferiori. A turno i componenti della spedizione fanno la spola dal campo base al IV, trasportando tutto il materiale necessario. Intanto nevica ininterrottamente e per di più non fa freddo. L’altezza, gli sforzi sovrumani e la conseguente stanchezza, uniti alla continua tensione  ed alle frequenti discussioni con i portatori provocano in tutti un nervosismo generale. “ Bellissimo il Baltoro e la sequenza delle cime del Broad Peak e del K2; oggi godo maggiormente, nel ricordo, questi momenti e queste visioni stupende, perchè in quelle ore spasmodiche per la fatica e altitudine le meraviglie possenti della natura vengono da noi accettate quasi passivamente.

Sono alquanto provato: in questa spedizione debbo prodigarmi anche nelle mansioni più disparate per essere di esempio agli altri e fedele al mio principio di non tirarmi mai indietro.” Il 9 luglio viene piazzato il campo V a quota 7200 m. Il 3 agosto  il campo VI, punto finale per l’assalto alla vetta. Il 6 agosto la cordata d’attacco Mauri e Monatti seguendo una cresta tagliente, raggiungono l’anticima, dove il granito cede il posto al calcare; lo stesso calcare della parete lucente, che fa da sfondo al Baltoro: era la vetta!

 
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