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22 febbraio 2009
" Ciao Candido "
Riccardo, la famiglia e la Fondazione salutano il grande Amico e il grande Direttore Candido Cannavò.
Con commozione, stima e amicizia partecipano al dolore della famiglia e riproponendo il più recente incontro desiderano rispettosamente rivivere la profondità del suo pensiero.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Da Acitrezza al Pizzo Badile

 

“ In quale luogo del mondo si può riempire un bel teatro, in pieno inverno, per un convegno dal titolo «Montagna e filosofia»? A Lecco, signori, città baciata da un lago di stupenda bellezza, ma ingannevole: perché Lecco è montagna, Lecco è Grigna, Resegone e montagne lontane. Lecco è la città dei mitici Ragni che hanno scalato il mondo e del grandissimo Riccardo Cassin, che tra pochi giorni compie 99 anni, ma ha gli occhi chiari e luminosi di un ragazzo. Vi chiederete cosa c'entri la Lecco montanara per uno come me cresciuto nel mare di Acitrezza. C'entra se sei curioso di vita, c'entra se hai un amico che si chiama Daniele capace di convincerti che nella Val ferva c'è aria di mare. Insomma, in quel teatro c'ero anch'io. E il vecchio Cassin, circondato dalla sua tribù familiare, con la sua testa da dio vikingo, mi guardava come un alieno di riguardo. C'era un giovanotto con un orecchino che sembrava uscito da una balera e invece era Marco Confortola in persona: cinque Ottomila all'attivo, compreso il terrificante col quale ho fatto un figurone, avendo letto da ragazzo il famoso libro di Maurice Herzog sulla prima spedizione. Salgono sul palco tre ragazzi: hanno scalato il Gasherbrum II, uno di quattro giganteschi fratelli himalaiani. Sullo schermo compare il Pizzo Badile che è un re delle vicine Alpi italo-svizzere: 70 anni fa, con i modesti mezzi di allora, Riccardo Cassin aprì la via sulla Nord-Est che resta tuttora una tesi di laurea per un alpinista. La gente ascolta discorsi di montagna come se Benigni leggesse un canto di Dante. E non c'è nessuno che si alza, tossisce, disturba. Conosco anche Luigino Airoldi che, nel corso di una spedizione in Alaska, venne dato per morto. La moglie si era già messa il cuore in pace, quando le arrivò una telefonata: «Coraggio, sono vivo. Ma ho avuto un ingaggio: devo raggiungere la Terra del Fuoco per imbarcarmi su una barca della Marina e andare in Antartide. Ci vediamo dopo».
Nella folle, incantevole serata di Lecco si può incontrare anche uno che arriva dalla Val Bregaglia ed è specialista in salvataggi. Al bar vicino al teatro mi spiega come lo calino dall'elicottero sullo strapiombo, facciano penzolare la corda in modo che lui possa aggrapparsi alla parete dove l'alpinista in pericolo attende fiducioso. Quel pendolo sullo strapiombo mi accompagnerà sino a Milano.
Nel bar c'è un televisore acceso: Real - Lazio. Ogni tanto qualcuno dà uno sguardo.”
di Candido Cannavò
Candido Cannavò (Catania, 29 novembre 1930), giornalista e scrittore, direttore della "Gazzetta dello Sport" per 19 anni fra il 1983 e il 2002, opi­nionista della "rosea", ha dedicato a Riccardo Cas­sin la sua rubrica "Fatemi capire" del 13 dicembre 2007 dopo aver partecipato al convegno "Monta­gna e filosofia".
 
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